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i quaderniIL CASO SARDI - SANTAMARIA (11)
23/12/2015

 

Il Genoa a Canossa

 

La parola è a Pasteur: e quando il simpatico gentleman si alza, nella vasta sala della palestra vercellese si fa un silenzio profondo. Gli sguardi tutti sono rivolti sul rappresentante del Genoa e le parole sue, dette con serena fermezza, hanno nel momento grave e quasi solenne un timbro strano, variazioni ed intonazioni persuasive, nella dizione chiara ed espressiva.

Pasteur non nega né afferma: la sua coscienza gli nega di correr diritto contro la verità, impugnandola per la difesa ultima e disperata del suo club; ma egli ama la società che è sua, perché da lui composta, ma egli soffre dello sgretolamento di un edificio innalzato da lui pietra per pietra con la paziente ostinazione del certosino; egli verrebbe colpito a pieno nei suoi affetti, nei suoi ricordi, nella sua stessa vita di sportman integro ed intelligente da un’ultima e più grave deliberazione che emessa dal consesso andasse a schiantare la vita del Genoa; perciò, pur rassegnandosi davanti ai fatti chiari ed inconfondibili, tenta l’ultima salvezza.

 


 

“Il Genoa non è colpevole! – dice il Pasteur -. Vi sono degli uomini colpevoli che nulla hanno in comune col Consiglio direttivo del Genoa, che non hanno mai rivestito cariche ufficiali, che non hanno mai avuto l’autorizzazione di cercare nel male palese e manifesto, l’effimero bene della società. Sono stati degli impulsivi e degli isolati. Il Genoa ha con la religione dei ricordi, il culto della correttezza sportiva, la difesa strenua d’un primato che vuol essere sopra tutto d’ordine morale. Chi è venuto meno ai suoi doveri in un momento di aberrazione è già stato sufficientemente punito. Il Genoa deve uscire a testa alta e fiero della sua forza, anche da questa penosa e triste situazione, deve camminare su retta via non stornato da nessun clamore, non tentato da nessuna invidia. Il Genoa che ha sempre avuto deferenza e rispetto per la federazione, dice ai delegati delle società d’Italia: “altri hanno mancato, punitemi pure se in coscienza mi trovate e mi giudicate colpevole”.

 

La parola dell’ “Andrea Doria”

 

L’assemblea è scossa e turbata. Parla ora Zaccaria Oberti dell’Andrea Doria, che dà chiare ed esaurienti spiegazioni sull’operato della sua società, e demolisce con abile dialettica gli ultimi dubbi sui presunti motivi di rancore e di vendetta che avrebbero provocato l’intervento diretto e le accuse della ex società ai tre giuocatori colpiti. L’oratore finisce la sua efficace perorazione riandando nei ricordi lontani ed invitando il Genoa a ritornare alle balde, alle aspre competizioni del passato combattute con ardore, con tanto impegno gagliardo, sincero, fraterno. E rimpiange, con voce rotta dall’emozione, la sorte dei due disgraziati giovani ch’egli ha visto crescere nella sua società, ch’egli ha visto fuggire attratti da un vano miraggio e dimentichi di tutto e di tutti.

 

“Il Genoa – egli conclude – ha forze tali da saper agitare vittoriosa la propria bandiera senza ricorrere ad umilianti sotterfugi, a mezzi illeciti per togliere dal castello nemico il vessillo avversario e soppiantarvi il proprio. Il Genoa estirperà la mala pianta, si libererà dai tentacoli di chi, serrandosi attorno a lui per meglio difenderlo, lo soffoca e tornerà sui campi della battaglia, nemico cortese e leale. Le parole di Pasteur me ne danno tutto l’affidamento”.

Un secondo e più insistente applauso corona il discorso di Zaccaria Oberti. Poi l’avvocato Bozino, con ancora commossa parola, chiede all’assemblea clemenza per chi con dignità vera ha saputo ed ha voluto affrontare il severo giudizio di un consesso, portando ad esso non vane scuse, ma la verità dolorosa.

Sono caduti gli ultimi ponti, s’è sfasciato l’edificio tutto della difesa che teneva perplesso il pubblico sempre buono ed indulgente con chi è colpito dalla legge inesorabile. Ma dietro la maschera che deturpava tutto, dietro il velo che avvolgeva tante idealità, è apparsa la via nuova: quella di redenzione sulla quale dovrebbero camminare di conserva società ed enti direttivi per dare al gioco del calcio vita nuova e gagliarda.

Pasteur, ringraziando, si è associato, a nome del Genoa, all’opera intrapresa dalla Federazione per l’epurazione dell’ambiente; il Congresso s’è pronunciato pure in tal senso e su questa via conviene ostinatamente perseverare per non sciupare il significato tutto della giornata d’oggi, per non calpestare le ultime idealità, per non far volgere nella commedia satirica, le battute d’introduzione d’un prologo bello ed ardito.

 

L’ordine del giorno

L’assemblea vota poi all’unanimità il seguente ordine del giorno:

 

“L’assemblea straordinaria di Vercelli, udite le esaurienti spiegazioni date dalla presidenza federale e dalla Commissione d’inchiesta, plaude all’operato di entrambe ed approva incondizionatamente le deliberazioni prese dalla P.F. a carico del Genoa Club e dei giuocatori Fresia, Sardi e Santamaria, invitando la Presidenza stessa a proseguire vigorosamente nell’opera di epurazione intrapresa per scardinare il professionismo ovunque imperi. E ritenendo non conforme allo statuto ed al regolamento l’opera anche recentemente svolta dal Genoa specialmente in ordine ai fatti di professionismo, lo ammonisce confidando di non dover ricorrere in avvenire a provvedimenti più rigorosi a carico della società stessa”.

 

L’argomento, come già più volte sottolineato, aveva trovato vasto interesse e seguito presso il pubblico, anche quello meno interessato alle vicende eminentemente calcistiche, per cui pure la stampa non sportiva dedicò attenzione all’esito del processo. Il Corriere della Sera uscì il giorno 14 con un articolo a titolo “Un colpo di scena nell’assemblea straordinaria di Vercelli” trasmesso addirittura per telefono dall’inviato nella stessa notte del 13, come specificato nell’intestazione.

 

E’ noto che poche settimane fa, subito dopo la squalifica per professionismo contro il giuocatore Fresia, la Federazione – dopo l’inchiesta di una speciale Commissione a Genova – colpiva con altre gravi squalifiche per la stessa causa, due giuocatori (Sardi e Santamaria) passati dall’Andrea Doria al Genoa Club. Questo, gravato di 3000 lire di multa in pochi giorni per i tre casi di professionismo, si difese dalle imputazioni nel modo più vibrato, comunicando ad alcuni giornali una fiera lettera di protesta di Sardi e Santamaria, nella quale essi si dicevano vittima di un equivoco, e opponendo alle accuse federali difese che avevano tutta l’apparenza della verità. La deduzione che bisognava logicamente trarre dalle difese del Genoa, era che la Federazione avesse punito in base ad indizi, per convinzione, mentre lo statuto federale prescrive che un caso di professionismo non possa essere colpito se non sia stata raggiunta la prova dei fatti.

Nell’assemblea straordinaria delle Società federate che si doveva tenere ieri a Vercelli, come preparazione alla prossima assemblea annuale, all’ordine del giorno figurava la proposta federale di ulteriori e più gravi punizioni verso il Genoa Club. L’assemblea si prevedeva agitata e burrascosa, perché il club multato aveva avvertito che intendeva presentare documenti, testimonianze ed argomenti tali da comprovare la sua perfetta innocenza. (…)

 

Seguiva un breve riassunto dei fatti che avevano portato alla denuncia e veniva dato conto della difesa del Genoa imperniata sull’ormai noto elemento dell’assegno firmato da un “influente consigliere del Genoa” riscosso dai due giocatori per conto di un alto ufficiale. Le dichiarazioni in tal senso del suddetto consigliere avevano persuaso il club rossoblu che, in buona fede, aveva sostenuto la propria estraneità ai fatti.

 

Ma il fatto è che – si specificava – il detto consigliere era realmente colpevole ed aveva tentato un sistema di difesa invero audace. (…) Il Genoa Club, venuto a cognizione delle colpe del suo consigliere, vide crollare tutta la sua difesa e dovette dichiararsi vinto. Infatti, all’assemblea di ieri, il rappresentante del Genoa – il signor Pasteur, figura notissima e benvoluta nell’ambiente dei calciatori – fece una leale dichiarazione. Il Genoa, che sino allora si era ritenuto innocente, s’accorgeva improvvisamente di essere stato coinvolto nella colpa di professionismo dalla iniziativa di un suo consigliere. Tali le dichiarazioni del signor Pasteur.

L’atto del Genoa, che invece di inceppare il lavoro dell’assemblea con inutili tentativi di difesa, stabiliva subito il grado di responsabilità dei suoi soci, fu simpaticamente accolto dai delegati presenti. Il rappresentante dell’Andrea Doria, il cav. Oberti, abbandonando l’accusa, ebbe nobilissime parole con le quali volle riconoscere che non il Genoa Club usciva diminuito dalle punizioni federali, bensì quei cattivi soci che avevano trascinato il più vecchio dei clubs italiani verso il professionismo. Anche l’avv. Bozino della Pro Vercelli ebbe felicissime parole, con le quali consigliò l’assemblea ad usare mitezza verso il Genoa, già abbastanza colpito con le multe. Sfumava così la minacciata esclusione dai prossimi campionati.”

 

Veniva poi riportato l’ordine del giorno messo in votazione e l’esito della stessa: su 48 votanti, 45 voti favorevoli, 1 contrario, 2 astenuti. Il che peraltro contrasta con l’affermazione della Gazzetta dello Sport a proposito di una votazione “all’unanimità”.

 

L’assemblea, terminato l’appello nominale, applaudì i risultati della votazione, come già aveva fatto un’ovazione dopo i discorsi del cav. Oberti e dell’avv. Bozino. Una vera ondata di commozione era nella sala nei vari momenti culminanti dell’assemblea. Da una parte, ispirava simpatia la figura di Pasteur, il quale, crollato tutto l’edificio di difesa del Genoa, aveva voluto rappresentare la sua vecchia società nel momento più critico della sua vita sportiva, compiendo il penoso incarico della confessione dei torti genoani: d’altra parte era ammirato il contegno dei doriani che non avevano voluto infierire sui rivali confessi ed avevano anzi concorso a voler scindere la onorabilità del Genoa Club dalle macchinazioni di qualche suo socio. Così l’assemblea non ebbe difficoltà ad essere mite nel suo deliberato contro il Genoa”.

Un resoconto più dettagliato dell’assemblea, se non altro perché riporta integralmente gli interventi dei principali protagonisti, viene fornito da Lo Sport del Popolo. La data, ovviamente, quella del 14. Il titolo, appunto “Come si svolse la seduta”.

Il segretario federale Scamoni, dopo aver portato a conoscenza dell’Assemblea che il giorno 9 giugno era pervenuta alla Presidenza una denuncia che Sardi e Santamaria erano passati al Genoa a seguito di offerte di denaro, riassunse lo svolgimento dei fatti, e diede conto dell’esito dell’ inchiesta, in base alle quali erano stati esaurientemente svolti

 

“tutti i punti relativi alle indagini compiute e messe in evidenza la contraddizione fra le denegazioni di Sardi e Santamaria ed i fatti risultati a loro carico per deposizione di persone serie, rispettabili e disinteressate”.

 

Era pertanto in grado di rassicurare i delegati che, oltre ad altre circostanze provate,

 

“Numerose testimonianze vennero però a stabilire che in molti colloqui privati, tanto l’uno quanto l’altro dei due ex doriani si erano mostrati dolenti di lasciare la loro Società, affermando di averlo fatto perché le proposte ricevute erano troppo buone per essere respinte.

 

Dopo l’esposizione del segretario Scamoni, toccò ad Edoardo Pasteur prendere la parola per leggere la seguente dichiarazione:

 

“Signori! Ho l’ onore di intervenire fra voi e di partecipare all’Assemblea in rappresentanza del Genoa Club. A questa Società, che con altri ho contribuito a fondare, ho dato tanta parte della mia attività e ad essa mi legano cari, indimenticabili ricordi. Ho perciò gradito l’ incarico gentile di assistenza in questo delicato momento e di usare a suo vantaggio di tutte le energie e l’affetto che le professo mi sa ispirare.

Non ho meriti nel campo sportivo del foot-ball, ma i miei modesti precedenti vi dicono che posso con coscienza serena rendermi interprete presso di voi delle considerazioni che ha espresso il Consiglio delegandomi a questa rappresentanza.

Ho visto sorgere in Italia le nostre Società: diedi l’opera mia all’introduzione fra noi del nostro gioco; ho concorso a fondare la Federazione italiana ed ebbi l’ alto onore di esserne più volte consigliere e vicepresidente. Posso quindi con sincera coscienza affermare che sono tra i più affezionati del foot-ball, e che nessuno è più di me ossequiente alla nostra organizzazione e all’autorità che la regge con i più ampi poteri d’indagine e di censura. E’ invocando quindi l’incontestabile sincerità dei miei intenti e dei miei propositi, che ho fiducia che voi vorrete essermi benevoli e dare valore alle mie dichiarazioni.

Ecco quanto mi incarica di dichiararvi, signori, il Genoa Club: “Il Consiglio delibera di delegare come rappresentante della nostra Società nell’assemblea della Federazione calcio, che deve aver luogo in Vercelli il 13 c.m., il signor Edoardo Pasteur, vicepresidente della Società stessa, munendolo di tutti i poteri più ampi e facoltizzandolo a dichiarare: che la Società Genoa Club ed il suo Consiglio di amministrazione sono assolutamente estranei ai fatti riguardanti Fresia, Sardi e Santamaria, non essendosi mai presa alcuna deliberazione relativa ai fatti stessi; che tratterebbesi quindi dell’opera personale di un socio che il Consiglio ritiene abbia agito in piena buona fede e che, in ogni caso, non avrebbe mai potuto impegnare la Società; che se questo Consiglio pensò di reclamare contro i deliberati federali, lo fece in perfetta buona fede, perché completamente all’ oscuro delle pratiche di un suo socio e nell’onesto intento di ottenere la revisione dell’ inchiesta e di fornire nuove prove all’ autorità federale, onde far emergere la verità e l’infondatezza dell’ accusa in confronto della Società; che, prescindendo anche da queste considerazioni, è evidente che non esistono fatti e documenti che emanino dalla Società e la designino sciente e cosciente degli atti stessi; che per quanto riguarda il caso Sardi e Santamaria sarebbe opportuno rilevare ed aggiungere come, non risultando che gli stessi siano già stati ammessi come soci giuocatori del Genoa Club, ed essendo quindi escluso che siano mai stati compresi nelle squadre sociali ed abbiano mai preso parte al giuoco, l’accusa si ridurrebbe al fatto di essere stati indotti da un socio ad abbandonare altra Società per far domanda d’ammissione alla nostra; che ciò manifestamente non costituirebbe ancora per i detti Sardi e Santamaria la violazione dell’art. 8, se anche si volesse e si potesse a loro attribuire l’intenzione di fare in seguito atto di professionismo; che comunque tutto questo che costituisce personali rapporti fra un socio e i due incolpati, non potrebbe sfiorare il buon nome del Genoa Club e tanto meno esporlo a gravi provvedimenti; che in conseguenza, pur facendo omaggio all’autorità federale, questo Consiglio chiede che l’assemblea voglia dichiarare non essere luogo ad alcuna deliberazione a carico del Genoa Club”.

 

A rompere il pathos che le sincere parole di Pasteur avevano fatto aleggiare nell’aula e trasfuso nell’animo dei delegati, provvide il rappresentante savonese:

 

Non si fa più questione di procedura come ha fatto in principio il Genoa Club, ma tale Club ha abbandonato il primo sistema di difesa. Le accuse raccolte sono di tale entità da giustificare il grave provvedimento, tanto più che il Genoa Club è uso a portar via giuocatori di altre Società, come ha pure tentato il terzino destro della Fratellanza Ginnastica savonese. Le difese che Pasteur porta in questo momento costituiscono il miglior plauso alla Commissione, ma sono inefficaci per consigliare la revoca del deliberato. A Genova tutti sanno che Davidson è membro influentissimo del Genoa Club e quindi la sua persona non si può scindere dalla Società”.

 

Interviene però Sarteschi per compiacersi delle dichiarazioni fatte da Pasteur e dichiara che se il Genoa Club avesse sempre avuto tale rappresentante in Federazione oggi non si dovrebbe discutere provvedimenti così gravi a suo carico.

 

Non si può pretendere una confessione completa, esplicita, assoluta dal colpevole, ma in quanto ha detto il signor Pasteur la confessione c’è”.

 

E’ ora la volta di Zaccaria Oberti, presidente dell’Andrea Doria:

 

“Ho visto con piacere partecipare Pasteur perché, oltre alla simpatia generale che circonda la persona, sono convinto che la designazione voglia significare la chiusura delle brutta parentesi per  riprendere, da parte del Genoa, il vecchio glorioso cammino. Invito i colleghi a dimenticare le brutte pagine attuali per porgere la mano ad una società che dimostra di essere conscia del gravissimo errore compiuto e di volervi rimediare per l’avvenire. I fatti sono quali furono denunciati. Gli uomini che dissero e giurarono di aver portato il denaro il giorno 3 giugno ad una persona, tentando di giustificare l’uso della somma rappresentata dal primo chèque, mentre questa persona disse che non ha ricevuto il denaro che il 12, hanno mentito”.

 

Esprime l’amarezza che gli deriva dal pensare che queste persone hanno avuto l’impudenza di sostenere che il signor Lay mentiva. Qualunque sarà la decisione dell’assemblea, ritiene che l’esempio servirà a qualche cosa perché intanto “abbiamo due giovani che hanno perduto la stima negli ambienti sportivi, ed un terzo che non è più degno di appartenere a società sportive italiane. Il sacrificio di quest’ultimo uomo serva almeno a qualche cosa per la causa della moralità, poiché il danaro non deve essere usato per corrompere, ma quando lo si voglia spendere a vantaggio della propria società serva almeno a formare il morale dei nostri giuocatori e ad elevarli. Il responsabile non è il Club(…)”. Non sono nemmeno le persone che furono nominate - specifica - ma un terzo che egli sperava di veder presente perché a lui avrebbe detto tutto quello che si meritava in relazione all’amarezza che gli riempiva il cuore.

 

“Voi, Pasteur, potete uscire a fronte alta e dire ai vostri soci: ritornate ai bei tempi in cui voi Pasteur giocavate e lottavate con tanta passione e uguale lealtà. La vostra società esce da questa battaglia diminuita come la mia, ma forti e leali entrambe procedano d’ora innanzi colle proprie forze, unicamente intente a perfezionare i propri giovani, non a corromperli. Scacciate il serpe che ha avvelenato la vostra Società e saremo noi i primi ad applaudire”.

 

 



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