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dalla redazioneDecisioni fuori campo
14/09/2016




L’episodio della sospensione di Genoa-Fiorentina s’inquadra in un complesso ampio generale.

Osserviamo.

Partita interrotta per forte pioggia, e dopo mezz’oretta entrano nel campo di giuoco arbitro e i due capitani, allo scopo di verificare le condizioni del terreno.

Benissimo. Il regolamento obbliga appunto alla verifica delle condizioni del terreno personalmente l’arbitro, compresenti i due capitani.

Il procedimento è noto. Si va di qua e di là, si fa saltare la palla.




Si tratta di constatare obiettivamente, sul posto, se la palla rimbalza, se non galleggia, se corre, su quante zone, e se si vedono le righe essenziali, cioè i bordi del terreno di giuoco e dell’area di rigore.
Il campo stesso dà la risposta, non sempre chiara e univoca ma una decisione ne deve discendere.
I due capitano sono gli interlocutori dell’arbitro previsti e imposti. Durante il giuoco sono i collaboratori dell’arbitro e le uniche persone autorizzati a rivolgersi a lui. Saranno essi, durante l’ispezione, a proporre all’arbitro i punti di vista della squadra e dell’allenatore. Naturalmente Burdisso non gli dirà che preferisce non giuocare perché stanco o per ragioni tattiche, ma per l’acqua ristagnante, elemento concreto constatabile fisicamente sul posto, proprio lì dove calpestano l’erba. Insisto: è un valutazione obiettiva, sul concreto, a contatto col terreno, fatta da sole tre persone, che con questa ispezione devono decidere. Non avviene una visita di gruppo, non entrano in campo i cinque arbitri assistenti, né hanno voce in capitolo gli allenatori e i commissari federali, e neppure i massaggiatori e i medici, né gli infermieri colle barelle. No: solo i tre che devono decidere, anzi solo uno deve decidere. Non fosse così, sarebbe inutile e assurdo tutto il procedimento, previsto dalle regole.

L’arbitro è inviato dalla Federazione per far disputare la partita quando possibile: questo è il suo dovere, il suo compito preciso e personale.

Dunque, l’arbitro sentiti i capitani dentro il campo decide sovranamente, unica ed esclusiva persona designata per regolamento a ciò.

Se ritiene il campo definitivamente impraticabile, può alzare le braccia e cincondurle, per esprimere anche agli spettatori che l’interruzione è definitiva e devono tornarsene a casa.

Seconda ipotesi: decide invece che il campo è praticabile e allora fa segno di rientrare che si giuoca.

C’è una terza possibilità: il campo in atto è impraticabile ma riconoscendosi segni di miglioramento si rimanda la decisione di una manciata di minuti, quando con speranza si tornerà sul campo a rivalutare la situazione. In questo caso non si hanno da fare segnalazioni particolari: nessuna decisione definitiva è presa e gli spettatori aspettino il successivo sopralluogo. I giuocatori restano negli spogliatoi. Posso aggiungere che è opinione di molti, anche mia, che già la palla saltava dove prima non saltava e che una attesa avrebbe potuto offrire più che discrete probabilità di giuocare; ma è un’opinione secondaria qui non importante.

L’arbitro Banti, non c’è dubbio, ha scelto questa terza soluzione: infatti sono tornati negli spogliatori e vi sono rimasti, non hanno dato alcun annuncio, sono passati non pochi minuti, e noi tutti ad aspettare ancora.
Il fatto stesso di aver tenuto a disposiziome i giocatori significa matematicamente che la sospensione era temporanea.

Invece, in seguito e in forte ritardo, arriva l’annuncio della sospensione definitiva. Dunque questa decisione è stata presa negli spogliatoi, senza più la prescritta verifica di prammatica e regolamentare sul campo.
Da chi è stata presa ?
Il nostro allenatore Juric dice sfrontatamente: abbiamo deciso noi di rinviare.

Il primo pensiero, che sovente è sbagliato, è che l’arbitro Banti sia una belina.
Invece il suo comportamento si inquadra nell’attuale tendenza voluta dall’Organizzazione, che è quella di limitare l’indipendenza dell’arbitro per sottometterlo a persone che stanno al di fuori del campo di giuoco, persino celate alla nostra vista e conoscenza: una forma di potere occulto, non esposto agli spettatori e invisibile.

Non possiamo sottacerne, è un’evoluzione di capitale importanza. Non è detto che sia assolutamente negativa ma certo ribalta concetti e criteri antichi come il calcio.

Negli spogliatoi non sappiamo che raduno ci sarà stato di persone di vario tipo e autorità, le quali avranno indotto il Banti a ciò che nessuno fino a ieri avrebbe potuto imporre a un arbitro: una decisione di rinvio che modifica la sua decisione precedente e questo “in ufficio”, senza il conforto del campo.
Si può considerare una lesione sul piano del diritto.

Non c’entra, in queste considerazioni, il valutare il rinvio in sé, quanto sia stato giusto e opportuno – anche se esso comporta gli inconvenienti già segnalati da alcuni dei nostri scrittori.
Ci troviamo di fronte, guardando al futuro, a un grande, rivoluzionario cambiamento: a una specie di governo sui fatti tecnici di giuoco da parte dell’Organizzazione.



Vittorio Riccadonna



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