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dalla redazioneSulla questione del passaggio al portiere
22/08/2017




Nei nostri Pensieri in Libertà si è discusso sul caso di un difensore che passa volontariamente la palla al proprio portiere; questione originata dal passaggio di testa di un difensore del Sassuolo nella partita di domenica.

Esiste da un lato una norma che fa parte oggi del Regolamento di Gioco, che dice che il portiere non può raccogliere la palla di mano, se gli è stata passata di piede volontariamente da un compagno, pena punizione indiretta.

Questo riguarda il portiere.

Dall’altro lato, si è inserita una interpretazione dell’Organizzazione, secondo cui se il difensore ha palleggiato prima di passare la palla al portiere, è colpevole d’aver aggirato la norma, s’è comportato scorrettamente, va ammonito e di conseguenza punito con un calcio indiretto.




Si tratta di una delle tante interpretazioni pericolose oggi di moda, non assurde in casi particolari ma rese poi pubbliche quasi leggi di valore universale; interpretazioni che creano contraddizioni, turbano la linearità del gioco e degli arbitraggi.
Vediamo come voi lettori risolvereste qualche problema.

Primo caso. Il terzino passa di piede la palla al portiere, che l’arresta di petto e la calcia via. Il terzino, o il portiere, non hanno commesso irregolarità. Il caso è normale.

Secondo caso. Il terzino entra in palleggio, cioè alza la palla di piede, e la passa di testa al portiere, il quale la ferma di petto e la calcia via. Ammonizione del terzino e calcio di punizione contro, supponendo che il terzino abbia previsto che i portiere l’avrebbe presa di mano: l’interpretazione dell’Organizzazione lo fa colpevole di tentata violazione dello spirito del gioco, per aver camuffato il passaggio di piede attraverso il colpo di testa. Così dissero.

Terzo caso. Il terzino entra in palleggio, cioè alza la palla di piede, e la passa di testa al portiere, il quale la ferma di petto e la calcia via. Il terzino ha previsto che il portiere non l’avrebbe presa di mano, secondo regolamento, quindi senza violazione delle norme. L’interpretazione dell’Organizzazione di punirlo per scorrettezza è abnorme. Questo terzo caso è uguale al primo, nello spirito del gioco. Come nel primo caso, è stata giocata la palla nei limiti del lecito senza intenzione di camuffamento.
Considerazione critica: come distinguere il caso uno dal caso tre?

Caso quattro. Il terzino alza la palla per difenderla perché pressato e risolve il pericolo di perderla passandola di testa al portiere. In altre parole, non c’è continuità di intenzione, tra il momento del colpo di piede e quello del colpo di testa. Equiparare questo caso quattro al caso due come è possibile? Evidentemente c’è una differenza , qui manca la malizia trasgressiva che è l’elemento che costituisce la scorrettezza, cioè il distacco dallo spirito del gioco. Il terzino ha fatto quello che ha potuto per giocare al meglio. Anche in questo caso l’interpretazione dell’Organizzazione di punirlo per scorrettezza è abnorme.

Ognino di voi si dia la propria risposta, e il vostro commento sarà gradito.
Secondo me, in generale il pericolo di questo genere di Interpretazioni da parte dell’Organizzazione sta nel fatto che tendono a essere prese sul serio come se fossero leggi assolute.



Vittorio Riccadonna




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