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l'opinione''Campionato in archivio'' di Pierpaolo Viaggi
22/05/2014

 

Con una tonificante vittoria sulla seconda in classifica - su come e perché arrivano le vittorie non si fanno mai distinguo - va in archivio il campionato 2013/14. Che, in una ipotetica staffetta, passa il testimone a quello 2014/15, ottavo consecutivo in A dalla risalita nel 2007.

 


Quello che potrebbe sembrare un puro dato statistico - come in effetti è sotto l'aspetto numerico - riveste invece ben altro e maggiore rilievo se si considera che questo dato eguaglia il record relativo ai campionati disputati consecutivamente in A dal Genoa dall'istituzione del girone unico. E, ovviamente, considerando la sospensione dovuta alla guerra, come una sorta di confine tra i campionati anteguerra e quelli che hanno preso il via una volta passata la tempesta che hanno presentato aspetti nuovi che hanno segnato in un certo senso il venir meno di una continuità non solo temporale.

 

Solo questa riflessione sarebbe di per sè sufficiente ad archiviare il campionato concluso sotto il segno della positività e della soddisfazione. Anche se il finale ha lasciato - inutile negarlo - l'amaro in bocca. Per più di un motivo: da quello per cui "per un punto Martin perse la cappa", a quello per cui è piuttosto radicata la sensazione che si potesse fare qualcosa di più senza dover ricorrere a nulla di trascendentale.

 

E' proprio su questo punto che la strada del giudizio di generale soddisfazione si biforca, prendendo direzioni decisamente opposte tra chi questo esito positivo vede attutito dalla convinzione che si potesse fare di più e chi, invece, è portato ad esaltarlo, arrivando addirittura a parlare di miracolo e sottolineando ad ogni occasione che il campionato si è concluso in modo non facilmente prevedibile e sperabile all'inizio. 

 

In tutta sincerità, riesce arduo pensare come si possa parlare di "miracolo" quando la terz'ultima ha concluso a quota 32, uno dei punteggi in assoluto più bassi da quando il campionato è a venti squadre. Si tratta con ogni evidenza di una "sparata" che neppure si prova a celare la volontà di rimarcare oltre misura i meriti dell'allenatore; ma ciò che suscita interrogativi è la ripetuta sottolineatura che questo soddisfacente esito finale era ben lungi dall'essere prevedibile o sperabile a inizio campionato.

 

Chi sostiene tale tesi, credo faccia diventare la propria opinione alla stregua di "vox populi". Ma la vox populi, a inizio campionato, era di tenore abbastanza diverso. Lo confermerebbe un sondaggio lanciato sul Muro al termine del mercato che poneva tre ipotesi ben precise. Ora, è chiaro che il Muro non rappresenta la tifoseria genoana nel suo complesso e che 404 tifosi  (tanti hanno espresso la loro opinione) neppure sarebbero da prendere in considerazione sotto l'aspetto numerico rispetto alle decine di migliaia che conta la nostra tifoseria, però sappiamo tutti che rappresenta uno spaccato attendibile degli umori che la agitano. Dunque, secondo questo sondaggio, 155 tifosi (38,4%) pensavano si potesse arrivare alla famosa e ormai quasi mitica parte sinistra della classifica; 177 (43,8%) pensavano ad un campionato tranquillo sia pure nella parte destra; 72 (17,8%) erano convinti di lottare per la salvezza. Facendo come i politici, si può pertanto dire che l'82,2 % contesterebbe assolutamente l'idea di un esito positivo "non sperabile e prevedibile" ad inizio campionato. Quando - fattore assolutamente da evidenziare - la squadra era affidata a Liverani, la vera e principale incognita del Genoa che si apprestava ad affrontare il torneo.

 

I lamenti di chi, da un certo punto in poi, ha iniziato - a mio avviso in modo davvero criticabile, proprio per la scelta di tempi e circostanze e poco rispetto verso i giocatori - a parlare di squadra modesta, vanno iscritti alla categoria "alibi" per giustificare la tesi del "miracolo", così come il "chissenefregadiquellilàsesondavanti" è stata solo una smaccata recita, edizione asilo Chighizola, della favola della volpe e l'uva.

 

Chiusa questa parentesi, si può aprire il sipario - anche se prologo alla chiusura dello stesso - sulle note positive, che pure non sono mancate. Innanzitutto Perin, la cui spensierata giovinezza cela una maturità, di uomo più ancora che di atleta, degna di uno Zoff. Non è un caso che a lui, un ragazzo, spetti il compito e l'orgoglio di rappresentare il Genoa ai mondiali brasiliani, dove la vicinanza di Buffon e tanti altri campioni, anche stranieri, gli sarà utile nel percorso di crescita. Poi la conferma che la squadra ha solide basi morali - forse è per questo che Prandelli vi ha pescato giusto il minimo - grazie all'apporto di giocatori che aggiungono professionalità alle qualità calcistiche o con la quale suppliscono quando queste non sono così specchiate: Gilardino, Antonelli, Antonini, Portanova, Matuzalem, senza dimenticare chi come Manfredini e Biondini non le ha mai fatte venire meno prima di andare a mostrarle altrove. La crescita di giovani come Sturaro, altro motivo di orgoglio, Feftatzidis, Vrsaljko, Centurion...

 

A loro e a tutti coloro che non ho colpevolmente citato va comunque il ringraziamento per aver indossato la nostra casacca, quella casacca di cui un loro collega, anni fa, ebbe a dire che quando la si indossa si sente il peso della storia che esprime. Un arrivederci al prossimo campionato e un sentito "in bocca al lupo" a coloro che invece proseguiranno altrove la loro esperienza. E se per caso dovessero farci gol, non mi sentirò offeso. Neppure esultassero.

 

Pierpaolo Viaggi

 

 



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