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i quaderniIL CASO SARDI - SANTAMARIA (8)
19/12/2015

 

Provvedimento elettorale?

“Appartengo da lungo tempo alla famiglia del foot-ball ed attualmente al Football Club Internazionale. E’ appunto anche a nome di parecchi consoci che mi permetto una volta tanto di disturbare la stampa perché stavolta quello che avviene a proposito del caso Fresia supera semplicemente i limiti del credibile!

Dopo aver letto i resoconti dell’ultima seduta federale mi passa sott’occhi una lettera, che la Gazzetta pubblica, di un consigliere, il sig. Lai, in cui è scritto testualmente: “che la deliberazione sul caso Fresia è stata presa seguendo un nuovo indirizzo di giudizio, senza necessità di documenti, di prove materiali, ma basandosi solo su quelle morali, cioè sopra una acquisita convinzione”.

 


Io mi permetto di domandare al sig. Lai e per suo mezzo al Consiglio Federale come mai, in un’opportunissima occasione, non si è pensata e votata la stessa cosa per la stessa sostanza di fatto (vedi caso Grant) allorquando il F. C. Internazionale aveva presentato un regolare reclamo e per di più aveva suffragato di necessari documenti la prova morale del fatto? Era pur noto lippis et tonsoribus che gli inglesi del Genoa non potevano essere dei semplici dilettanti! Lippis et tonsoribus, dico, e per ciò anche agli illustri consiglieri federali!

La risposta del resto che a noi sembra di poter dare è del tutto semplice e piana: in questa resipiscenza dell’ultimo quarto d’ora federale, vi si legge a chiare note il solo e precipuo scopo elettorale “à sensation” per assicurarsi le simpatie dei tentennanti e degli ingenui. Buttare a mare un Club resosi antipatico pel suo professionismo coram populo e salvare la Federazione! Non epurazione completa, ma provvedimento isolato, isolatissimo; e intanto il mal sottile, come scrive l’amico Magni, continua e continuerà a serpeggiare e ramificarsi, ad estendersi nel fecondo terreno dei piccoli compromessi e delle grandi viltà”

 

Di fianco a quanto sopra, veniva poi data notizia che “Il Genoa fa causa alla Federazione”, come peraltro già preannunciato nella lettera del segretario Scamoni.

 

“Ieri sera nel ritrovo dei rosso-bleu alla Villetta Serra all’Acquasola, il Genoa radunava in assemblea straordinaria i soci per urgenti pratiche al riguardo dei gravi provvedimenti emanati recentemente dalla Fedrazione.

L’avv. Oppenheim, dopo aver esposto ampiamente tutta l’illegalità dell’ultima deliberazione federale e dimostrata la necessità di provvedere coi mezzi consentiti dalla legge a sostegno degli interessi e del buon nome del sodalizio genovese, proponeva all’assemblea di votare ampio mandato al presidente del Genoa per procedere legalmente contro i membri del Consiglio Federale quali responsabili dei danni materiali e più specialmente morali recati al Club dei rosso-bleu. La proposta venne approvata all’unanimità e subito venne redatto l’atto a mezzo del notaro dott. Bonino della nostra città.

Ci risulta che il Genoa è disposto ad agire energicamente anche esorbitando dal campo sportivo per combattere le accuse e le punizioni che gli furono mosse. Sappiamo che ad un giornale torinese, il quale pubblicava come il consigliere Lai della Federazione dichiarasse che avrebbe procurato anche un contratto esistente fra il Genoa e il Fresia, purché esso fosse disposto a spendere trecento lire, a quel giornale il Genoa stesso inviava senz’altro uno chèque per tale somma affinché la mettese a disposizione del Lai per vedere se egli sia realmente in grado di poter produrre detto documento”

 

Il giornale torinese cui si fa riferimento è Lo Sport del Popolo, che in data 20 giugno, titolando “Il Genoa Club mette 300 lire a disposizione del rag. Laj”, informava essere pervenuto dal Genoa un assegno bancario di lire 300 appunto accompagnato da una lettera in cui tra l’altro si scriveva:

 

“Vogliamo invece soffermarci su quanto nel vostro articolo si attribuisce al signor Laj, vale a dire sull’offerta da lui fatta in piena seduta federale, di portare il contratto originale Fresia-Genoa Club, se la Federazione lo avesse autorizzato a spendere le 300 lire occorrenti a procurarselo.

Inutile dire che questo contratto, se mai, esiste soltanto nella fantasia del signor Laj; ma per tagliar corto a queste chiacchiere che tuttavia potrebbero impressionare, noi dichiariamo che verseremo al signor Laj la somma di lire 300 il giorno in cui egli produrrà tale documento, e a tal fine vi inviamo uno “chèque” per tale cifra, che vorrete gentilmente tenere in deposito; ed eventualmente consegnare al signor Laj o restituirci qualora egli non ottemperasse a quanto sembra abbia promesso di fare”.

Ottenendo dal giornale questa risposta: “Non sappiamo se, di fronte alle dichiarazioni fatte dal signor Laj, l’atto fiero del Genoa Club possa ancora condurre a qualche risultato concreto; ad ogni modo la cosa non ci riguarda direttamente e noi ritorneremo lo chèque al Genoa Club”

 

Decisamente più secca, invece, la replica ad una nuova nota di Goetzlof pubblicata dal giornale sempre nella stessa data del 20. Il dirigente genoano si rivolgeva al direttore del giornale torinese in relazione a quanto pubblicato a commento della propria nota dell’ 11 giugno ammettendo che :

 

non ho mai negato la colpabilità del Fresia, né mai ammessa, perché quando scrivevo partivo ancora dal concetto di ex consigliere federale e non già socio del Genoa; il Genoa doveva portare, come porterà, le sue ragioni in Federazione ma io, come giudice, mi sono ribellato al fatto inaudito che si condannò senza prove, contrariamente a quanto è stabilito dall’art. 8, c. e del regolamento organico e che non si volle udire il Fresia, come tassativamente indicato all’ultimo capoverso dell’art. 9 del suddetto regolamento. Io quindi, come giudice, non potevo entrare in merito alla questione, ma bensì alla procedura, che veniva violata senza alcun riguardo.

Il Fresia non ha preferito eclissarsi, come ella ama scrivere, e ciò per il semplice fatto che egli mai fu avvertito di doversi presentare: l’unica volta che lo fu, si presentò, e non dubito si presenterà, quando ne verrà avvisato in tempo. E’ poi assolutamente contrario al vero che il signor Laj in seduta federale abbia proposto di presentare il contratto originale Fresia-Genoa Club se la Federazione lo autorizzava a spendere lire 300, e non è certo con delle insinuazioni non vere, intese ad impressionare i lettori, che si potrà far la luce! Del resto, cosa pretendevo io con la sospensiva? Forse l’assoluzione del Genoa e del Fresia o non già un giudizio più ponderato e basato su prove e non già su convinzioni? Con la sospensiva non volevo certo sottrarre il Genoa e il Fresia al loro giudizio, ma intendevo solo dare loro il modo, se lo avevano, di discolparsi, come avrei fatto verso qualsiasi altra società; mi pare che ciò non sia pretendere troppo! Domandavo solo giustizia: avete udite le accuse! è vostro dovere udire le difese”.

 

La replica da parte del giornale verteva soprattutto sulle parole di Goetzlof (“E’ poi assolutamente contrario al vero ecc.“), interpretate come messa in discussione della veridicità di quanto pubblicato dallo stesso giornale circa la nota affermazione del ragionier Lai. In effetti, questo passaggio nella nota di Goetzlof lascia decisamente stupiti: non era dunque al corrente dell’iniziativa, cui era stata data ampia pubblicità dalla Società stessa, dell’assegno messo a disposizione del consigliere affinché potesse produrre, come affermato, il famoso contratto tra il Genoa e il calciatore?

Goetzlof veniva invitato a non dimenticare nel suo sfogo epistolare che se il giornale aveva riferito quella affermazione, era perché certo di poterla fare dal momento che era stata fatta pubblicamente da quattro membri della Federazione. Veniva decisamente respinta quale boutade l’affermazione che il giornale avesse potuto fare delle insinuazioni non vere intese solo ad impressionare i lettori

 

primo, perché non è nostra abitudine di fare insinuazioni; secondo, perché non abbiamo voluto impressionare i lettori né in un senso né nell’altro, ma unicamente riferire i fatti come erano venuti a nostra conoscenza (…)”

 

In sede locale, l’eco suscitata dalle decisioni della Federazione fu relativamente moderata considerando che la questione vedeva coinvolte le due maggiori società cittadine.

I giornali, segnatamente Caffaro e Il Secolo XIX, riportarono il testo della decisione della presidenza federale accompagnato da brevi commenti.

Sul Caffaro, in particolare, il giorno 12 giugno, al testo seguivano poche righe nelle quali si poteva leggere che :

 

“ … Fresia, giuocatore di gran classe, si è sempre fatto discutere dalla totalità dei footballers italiani per la sua continua mania di cambiare continuamente Società, senza giustificati motivi”

 

e concludeva dando notizia delle parole di un consigliere della Federazione il quale, intervistato, aveva preannunciato che

 

“ … altre importanti deliberazioni verranno prese a riguardo dei giuocatori Sardi e Santamaria, che ultimamente abbandonarono l’Andrea Doria per entrare nelle file del Genoa Club”.

 

Lo stesso giornale, il giorno seguente, 13 giugno, riportava il testo del telegramma spedito alla Federazione del Calcio: “Consiglio Genoa club radunato in riunione straordinaria di urgenza avendo oggi appreso dalla stampa deliberazione multa lire mille per caso Fresia avanza immediata protesta perché decisione venne presa ad insaputa nostro sodalizio che non delegò alcun rappresentante propria difesa. Pel fatto nuovo annuali sportivi riservando eventuali azioni chiede revisione giudicato”.

Questa volta il telegramma forniva motivo per alcune considerazioni:

 

“Non conosciamo gli elementi sui quali la Federazione ha basato i suoi giudizi, ed il verdetto dell’ultima assemblea è senza dubbio gravissimo e può parere così ex abrupto anche esagerato. Tanto più che il Genoa ha ogni diritto di dolersi perché la deliberazione è stata presa con un nuovo indirizzo di giudizio, cioè senza necessità di documenti, di prove materiali, ma basandosi solo su quelle morali, cioè sopra una acquisita convinzione di professionismo per parte del giuocatore Fresia di recente entrato nelle fila dei rosso-bleu. A parte le considerazioni che possono essere fatte dalle parti interessate, ci pare strano, per non dire illogico, che nei riguardi del giuocatore Fresia siasi manifestata solo ora la convinzione di professionismo, cioè appena venti giorni dopo la sua entrata nel Genoa, e non si sia creduto di approfondire la situazione di questo giuocatore anche nei riguardi delle altre Società alle quali aveva prima appartenuto. Ad ogni modo, il telegramma del Genoa suona ben chiara protesta e noi ci auguriamo che la Federazione del Calcio vorrà, come già altra volta, ritornare sulla presa deliberazione”

 

Concludeva con la comunicazione che il Genoa Cricket and Football Club indiceva un’assemblea straordinaria dei soci da tenersi “sabato sera 14 corrente alla Villetta Serra – Spianata dell’Acquasola –per deliberare sul seguente ordine del giorno: Mandato al Presidente o a chi per esso di rappresentare la Società legalmente in giudizio”.

L’elemento che balza evidente dalla lettura della deliberazione della Federazione e del telegramma inviato dal Genoa è il palese contrasto tra il passaggio della prima in cui si afferma “udite le difese del rappresentante del Genoa Club” e il testo del secondo in cui il Genoa lamenta manifestamente che le decisioni siano state prese ad insaputa del sodalizio in quanto lo stesso non aveva delegato “alcun rappresentante a propria difesa”.

C’è un altro punto ancora della deliberazione adottata dalla Federazione che è interessante anche se il rilievo dato alle decisioni lo fa passare quasi sotto silenzio ed è il passaggio in cui, comminando l’ammenda di lire mille alla Società Genoa, viene sottolineata la recidività di casi di professionismo senza peraltro lasciar intendere a quali si riferisca anche se è ipotizzabile che il riferimento sia all’ingaggio del calciatore inglese John Wylie Grant, cui si fa espresso richiamo nella lettera alla Gazzetta dello Sport del prof. Luigi Carrer.

Nel clima “colpevolista” che si andava delineando, qualche voce isolata pareva disposta ad accogliere la tesi genoana. Indiretto testimone ancora Lo Sport del Popolo (domenica, 6 giugno) che riportava sulle sue pagine la tesi possibilista circa la credibilità della difesa del Genoa avallata dal periodico milanese Lo Sport.

Dopo aver precisato che il solo dovere giornalistico e gli obblighi di tener informato il pubblico circa il dibattito richiamavano il giornale dall’ intenzione di astenersi da qualsiasi discussione che potesse influire in qualche modo sulle decisioni e lo spingevano ad occuparsi a pochi giorni dal convegno di Vercelli della complessa questione, informava che

 

 “ Lo Sport di Milano ha compiuto per suo conto un’inchiesta per arrivare alla verità, stabilire la responsabilità e sentire soprattutto come il Genoa Club si difende dalle gravi e precise accuse di professionismo e dalle punizioni inflittegli dal Consiglio federale. La pubblicazione del confratello giallo, com’era da attendersi, dando un soffio nel vespaio, ha suscitato nuove polemiche, nuove argomentazioni contrastanti, nuove e più precise risposte: c’è chi è arrivato perfino ad affermare che il vecchio club genovese è in possesso di prove che nuocerebbero a non poche società italiane, ma noi abbiamo voluto sfrondare, tralasciando tutti quei ragionamenti che avevano piuttosto l’aria di una sfuriata, e ci sembravano vane minacce e conoscere che cosa si pensava dai fautori delle deliberazioni contro il Genoa, dopo la pubblicazione dell’autorevole giornale milanese. Ci pare quindi di fare opera serena ed obbiettiva riassumendo la difesa del Genoa Club e pubblicandole accanto le argomentazioni contrarie che abbiamo raccolto da diverse e autorevoli fonti. Per conto nostro, amiamo non pronunciarci anche oggi, dopo il fatto nuovo, per le medesime ragioni già esposte: però ci piace constatare una cosa. L’atteggiamento cioè venuto assumendo dal Genoa.

L’antico Club non si è difeso difendendosi, ma contro attaccando soprattutto, insistendo nella sostanza nel suo concetto dell’ affrettata deliberazione federale e della revisione di essa (…).

Il nostro confratello (Lo Sport ndr), dopo aver dichiarato di aver iniziata l’inchiesta con un preconcetto contro il Genoa, avverte “di aver trovato nel serrato e logico sistema di difesa del Genoa la più assoluta parvenza della verità”. (…) Siano o no veritiere le difese genoane – e nulla finora ci induce a ritenere falsi i maggiorenti del grande Club genovese – sta di fatto che né la Commissione d’indagine, né il Consiglio federale hanno raggiunto la prova delle colpe dei tre giuocatori squalificati. Si sono raccolti solo degli indizi ben lievi, ottenuti peraltro dalle testimonianze di doriani interessati a mettere in cattiva luce i tre soci passati al nemico. In base a indizi così incerti e discutibili, qual tribunale potrebbe colpire?

Il lettore si accorgerà inoltre che la Federazione non ha sempre seguito le leggi statutarie del regolamento organico: colpa non lieve, che si presta a far dubitare sulla serietà dei deliberati federali. In qualche circostanza, appare poi evidente il fatto che la Commissione d’indagine e il Consiglio federale hanno usato due pesi e due misure: e ne daremo subito un esempio, gravissimo.

In una seduta della Commissione d’ indagine, il signor Laviosa, socio influente dell’Andrea Doria, a richiesta del signor Goetzlof riconosceva lealmente che, anche quando aveva veste di consigliere nella sua Società, egli aveva elargito varie piccole somme in denaro, a titolo di grazioso dono, verso il Fresia. Il signor Laviosa si affrettava a dichiarare tuttavia che tali somme erano state date per sua volontà personale, e che l’Andrea Doria nulla sapeva. Questa dichiarazione, che potrebbe essere grave, non veniva raccolta dalla Commissione d’indagine, quantunque messa a verbale, e all’Andrea Doria non veniva ingiunto di scolparsi dall’accusa di professionismo (…)

 

Il giornale milanese passava quindi ad esaminare quanto scritto da quello che viene definito “influentissimo” - senza peraltro citarne il nome - socio del Genoa in merito al caso Fresia. Si tratta di considerazioni e motivazioni in parte già riportate, ma non pare ripetitivo riprenderle perché contenenti alcuni passaggi ed elementi inediti.

 

“ Appena Fresia entrò nelle file rosso blu, l’Andrea Doria, a mezzo del suo portavoce federale signor Lai, fa la sua brava denuncia di professionismo contro il Fresia e il Genoa. La Commissione d’inchiesta della Federazione, nella persona del signor Albertini, della Pro Vercelli, si reca a Genova ed interroga, presenti il signori Lai e Goetzlof, il Fresia per sapere se egli ammette o nega di aver confessato al signor Lai stesso di farsi socio del Genoa perché questo gli avrebbe dato una certa somma, più un mensile di L. it. 200.

Il Fresia, sotto il vincolo del giuramento, negò di aver mai fatto simili confidenze, mentre invece il signor Lai, pure con giuramento, lo confermò. Il Fresia venne congedato e, uditi cinque testimoni tutti soci dell’Andrea Doria, escluso uno, questi confermarono che anche a loro il Fresia avrebbe dichiarato di ricevere dal Genoa chi lire 200, chi lire 300, altri lire 400, altri ancora lire 240 mensili, come si vede una concordanza commovente! Alle 12,30, congedati anche tali testi, il signor Lai suggerì l’opportunità  di fare un confronto fra il Fresia e il signor Laviosa e pregò il signor Goetzlof di fare il “possibile” per far trovare il Fresia alle ore 14 per tale confronto, al quale egli Goetzlof subito fece osservare dover egli ancora fare colazione e non garantire quindi di poter fare in tempo e infatti non potè uscire di casa che verso le 14,15”.

La seduta federale si doveva tenere martedì 10 giugno per definire le pratiche per la gita della squadra nazionale a Vienna, pratiche di cui era incaricato il signor Goetzlof, il quale scrisse in Federazione suggerendo di anticipare tale seduta al lunedì”

 

Segue il resoconto delle peripezie legate alla convocazione della riunione per la nuova data (Goetzlof, come già detto, potè prendere visione del telegramma solo alle ore 15,30), del fatto che in seduta prima vennero affrontate altre problematiche, specialmente riguardanti la partita Austria-Italia, e verso la mezzanotte si volle anche discutere del caso, malgrado Goetzlof opponesse le obbiezioni già note e concretando la decisione di deliberare ugualmente la violazione da parte della Federazione delle procedure cui ora il Genoa si appellava. 

 

“Udite le difese del Genoa”, dice la Federazione nella sentenza. “Ma chi fu il difensore del Genoa quella sera, di grazia? Il signor Goetzlof? Ma se egli ebbe sempre a dichiarare di essere consigliere federale e non già rappresentante del Genoa, tanto è vero che fu  diverse volte in contrasto con la sua Società, il “match” Italia-Austria informi; a che gabellarlo quindi per l’occasione come rappresentante del Genoa? Nel caso Grant, chi fu il difensore del Genoa, il signor Goetzlof o non già l’avv. Oppenheim? Da ciò risulta chiaramente che la Federazione, vedendosi in fallo, volle far credere di aver agito secondo le buone norme statutarie, mentre invece le calpestava allegramente. (…) E perciò chi compilò lo statuto federale chiaramente volle inserire la parola prova, prova che in questo caso non è stata certamente raggiunta, e lo sente tanto bene la Presidenza federale che nella sua sentenza non ebbe il coraggio d’inserire “avendo dato luogo alla prova”, ma disse semplicemente “essendo venuta nella convinzione.”

 

Come premesso, il giornale desiderava mantenere equidistanza e pertanto, titolando “L’altra campana”, dedicava spazio anche alle argomentazioni della Federazione. Secondo un informatore del giornale,

 

“Il Fresia socio dell’Andrea Doria, in moltissime occasioni dimostrò il suo attaccamento alla Società e la Doria per soccorrerlo finanziariamente diverse volte gli aveva procurati impieghi presso ditte genovesi, ma egli evidentemente preferiva il giuoco al lavoro o meglio amava guadagnare senza lavorare perché tutte le volte abbandonò dopo pochi giorni l’occupazione offertagli. D’altronde ciò è noto a Torino come a Genova e in tutte le città in cui il Fresia è stato socio di Clubs di foot-ball: egli deterrà indubbiamente il record della breve durata nel maggior numero di posti che un impiegato possa avere. Intanto egli faceva domanda all’Andrea Doria di sussidi sotto forma di assegno mensile, offrendosi anche come “trainer” per giustificare tale assegno. Ma la Società sistematicamente glieli ha negati, finché il Fresia, visti vani i suoi sforzi e frustrate le sue richieste, si rivolge al Genoa e passa senz’altro al suo servizio. Si poteva supporre dopo le prove di entusiasmo dimostrate per la sua società dal Fresia che egli passasse per improvviso amore dei colori genoani al vecchio club? Quando già dalla Doria si conoscevano le intenzioni del Fresia? Poi egli stesso sente il dovere di dichiarare a molte persone che il suo passaggio è avvenuto dietro compenso. Allora la Commissione d’indagine s’impossessa dei fatti e quelle persone che hanno sentito riferiscono alla Commissione sotto il vincolo del giuramento. Interrogato, il Fresia nega. Quale valore ha il diniego del Fresia di fronte alle testimonianze di tanti gentiluomini retti e superiori a qualsiasi sospetto? Ha avuto quello di una condanna.

Poiché se egli avesse ammesso di aver detto quanto gli altri affermavano, ma per puro capriccio, per giocare un tiro qualsiasi, la matassa si sarebbe ingarbugliata e per mancanza di prove sicure, materiali, forse l’accusa sarebbe caduta. Egli invece nega di “aver detto” senz’altro, smentisce cioè quello che testimoni affermano, spostando la questione a suo danno. Si obbietta che i testimoni sono dell’Andrea Doria. Quando una persona giura allontana ogni sospetto da sé. Quando poi questa persona è un gentiluomo, un uomo d’onore indiscutibile, il suo giuramento diventa verità sacrosanta e incontrastabile.

Risponderanno che anche il Fresia ha giurato. La Federazione ha preferito credere ai testi e non al Fresia. L’assemblea avrà il diritto e il dovere di giudicare se essa abbia ben fatto, tenuta considerazione del passato dei testi e del Fresia, a credere ai primi piuttosto che al secondo.

La questione è tutta qui – sentire o non sentire ancora il Fresia, quando egli aveva negato davanti alla Commissione d’ inchiesta, la quale aveva ampi poteri ed illimitata fiducia, era una salvaguardia della “forma” – e la Federazione la osservò chiamando il Fresia a scolparsi ancora, ed egli non venne, ma la sostanza restava invariata e si poteva decidere sulle conclusioni della Commissione d’ inchiesta”.

 

Al di là della nomea che Fresia si era acquistato e del fatto che fosse o meno - anche se quasi certamente sì - responsabile dell’accusa di professionismo, non si può nascondere il fatto che il pregiudizio che lo accompagnò nella vicenda si spinse a limiti che invero suscitano perplessità.

La contrapposizione tra “il” Fresia ed il novero dei “gentiluomini retti”, il cui nome viene citato invece sempre preceduto dal riverente appellativo “signor” ed il cui giuramento diviene, per il solo fatto di promanare da costoro, “verità sacrosanta ed incontrastabile” rispetto allo stesso giuramento che, per essere stato fatto da Fresia, viene invece ridotto a rango di spergiuro di lestofante, è talmente marcata da lasciare quantomeno sconcertati. Pur volendo tenere in ogni debita considerazione i concetti di onore, rispettabilità e tutti gli altri in allora tanto tenuti di conto.

Ma c’è un elemento, ben presente nelle considerazioni di molti, ripetutamente richiamato ed esplicitamente dichiarato e pur tuttavia non colto appieno nella sua fondamentale rilevanza, che avrebbe dovuto indurre ad una determinante conclusione. E fu proprio il consigliere federale nonché rappresentante dell’Andrea Doria, prof. Lai, a porlo per primo all’attenzione: la deliberazione venne presa seguendo un nuovo indirizzo di giudizio ”senza necessità di documenti, di prove materiali” ma basandosi esclusivamente su una convinzione. Arrivando addirittura a sostenere che “di questo, appunto, ci si dovrebbe compiacere”!

Di avere, in sostanza, emesso una sentenza non supportata da prove, come espressamente disposto dal Regolamento Organico. Circostanza su cui il Genoa fondò appunto le proprie rimostranze, ricevendo in risposta neppur tanto velate accuse di voler ridimensionare, restringere la questione ad una disputa sulle formalità procedurali e distogliere l’attenzione dalla vera problematica.

Viene quasi spontaneo un collegamento con quanto si è verificato circa un secolo più tardi, protagonista sul banco degli imputati ancora la Società rossoblu, allorché nell’estate del 2005, per i noti fatti legati alla presunta combine della partita Genoa – Venezia, venne pesantemente condannata alla retrocessione in Serie C, con l’aggiunta di 3 punti di penalizzazione. Anche in tale occasione il Genoa fondò la propria difesa su una questione di legittimità procedurale e cioè sulla indebita utilizzazione delle intercettazioni telefoniche che, ai sensi del Codice di Procedura Penale, non avrebbero potuto essere prodotte nell’ambito del procedimento sportivo ma costituirono invece il cardine dell’accusa da parte della Procura Federale.[1]

Il procedimento sportivo, quindi, violò in questa circostanza addirittura i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico non solo sportivo.

Si potrebbe sostenere che una incontrollata voglia di “giustizia” calcistica a tutti i costi, fomentata dagli organi di informazione, in entrambi i casi prevalse sui fondamenti del diritto e lasciò prevalere altre istanze: nel caso qui considerato, dei fatti del 1913, la sistematica lotta al professionismo e, sia pure in forma minore, all’impiego di calciatori stranieri.

Come confermava l’ennesima ripresa della discussione sollevatasi attorno a Fresia sulle pagine della Gazzetta dello Sport del 20 giugno - “Mentre si attende la definizione del caso Fresia” - in cui tra l’altro si leggeva che :

 

L’affare Fresia non pare per nulla definito. Se ne incaricheranno a quanto pare anche i togati tutori della severa dea Giustizia; se ne occuperà di certo ed ancora tutto il mondo sportivo a conclusioni giudiziarie emesse e munite di tutti i bolli richiesti dal fisco che giungerà anche a colpire il foot-ball. L’attesa però non deve essere stornata da querimonie: può essere rotta tutt’al più da altri fatti e forse da altre deliberazioni vagamente accennate e delle quali si attende con qualche ansietà il risultato. Se si sta camminando sulla via della epurazione, ch’è via di redenzione, si prosegua sulla retta via senza tema di nessuno, poiché ai coraggiosi e agli onesti non è mai mancato il plauso della folla sportiva che sente intimamente la bellezza di una lotta giusta e riparatrice. E nessuno svaghi con parole inutili, contribuisca se può ed accusi anche, quando egli sappia e possa colpire a pieno”.

 

Senza indugiare sulla retorica che pareva farla da padrona incontrastata, da quanto sopra sembrerebbero potersi trarre due conclusioni: la prima, che l’affare Fresia e la relativa condanna del giocatore e del Genoa non erano ancora affatto definiti; la seconda, che già si addensavano sul sodalizio rossoblu le nubi, questa volta ancor più tempestose, del nuovo caso legato al duo Sardi-Santamaria.    

 



[1]  Il caso Genoa - Alla ricerca di un giudice”, a cura di Alberto M. Benedetti, Giappichelli Editore TO pagg. 11 e segg.

   Si veda anche “Tra due giustizie: il caso Genoa” in Nuova Giurisprudenza ligure, numero speciale 2

 

 



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