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dalla redazioneLa preposizione dell’improprietà
28/12/2016



Di a da – in con su – per tra fra.

Ricordiamo ancora in cantilena da bambini le “preposizioni proprie” della lingua italiana, cominciando dalla prima, “di”, che indica appartenenza.
Come a ricordare che anche la famiglia, mattone base della umana società, si regge sul legame dell’appartenenza.

Ora, nessuno di noi può non essersi accorto che questa preposizione ”di” sembra essere bandita dai resoconti sportivi delle nostre televisioni, sostituita da “per”.

Non si tratta di un fatto occasionale: è generale, comune a tutte le trasmissioni.



“ Terza presenza per Tizio.
“ Seconda rete per Caio.
“ Ammonizione per Sempronio (questa quasi giusta).
" Doppietta per Eurialo.
“ Tiro pericoloso per gli Slavi (con inversione del significato).
“ Pareggio per i Magiari.
Eccetera, ne potete sentire di tutte le qualità.

La preposizione DI dà un senso stabile; il PER è direzionale (io parto PER Perugia).

Un cambiamento di linguaggio tanto contemporaneo e diffuso, non fa pensare di non avere un significato. Infiniti sono i significati nascosti nelle tecniche di comunicazione di massa. Non si tratta semplicemente di improprietà nell’uso dell’italiano, a cui vengono trascinati a manipoli i sempliciotti cronisti di scarsa cultura, no, non è vero questo; invece si tratta forse, in maniera celata, di una forma intenzionale di manipolazione del pensiero di noi semplici cittadini, che porta un misterioso profitto all’oscura organizzazione che l’impone.

I miei ragionamenti si fermano presto di fronte alle difficoltà d’interpretazione; rimpiango di non essere un superesperto di psicologia delle comunicazioni di massa. Intuisco soltanto che non si tratta di qualcosa di innocente. Proverò a dire.

Immaginate che in un convivio il Responsabilizzatore assegni dei regali, o omaggi, e dica: Questo è DI Marco. Il significato che noi automaticamente attribuiamo si avvicina al concetto di un merito, o un diritto, di Marco verso quel regalo. Se invece il Responsabilizzatore dice: Questro è PER Marco, noi siamo portati ad avvicinarci al concetto di una donazione liberale, di cui il Responsabilizzatore ha il potere. Sono sottigliezze, ma non fate voi lettori l’errore di sottovalutare l’importanza di tali sottigliezze: in esse siamo continuamente immersi e, ripeto, non sono innocenti.

Assimilate ora questa sottile differenza sull’uso del potere ad un altro fatto, eclatante sebbene anch’esso ignorato – e anche il fatto che sia ignorato rientra nel medesimo filone: cioè la terza segnatura DI Simeone contro la Juventus. Essa è stata bandita da TUTTE le cronache e statistiche, persino dalle statistiche, che vorrebbero passare come ufficiali, della Lega: è stata sostituita da un’autorete di un difensore iuventino; ma l’arbitro non aveva fischiato quell’autorete, l’arbitro fischiò soltanto il terzo gol DI Simeone, l’autorete, seppur vera nella realtà, fu annunciata soltanto dai media. Dunque l’Organizzazione si è assunta l’abnorme potere di decidere al di sopra dell’arbitro. E intristisce il silenzio di voi lettori e scrittori, forse già vittime di una distorsione concettuale.

Sono “improprietà” originate dal medesimo nucleo: l’Organizzazione assegna, stabilisce, abusa.

Dobbiamo dunque concludere che i vari cronisti che ci accompagnano con i loro ambiti commenti alle partite, anche nel loro umano inciampare di tanto in tanto nelle difficoltà del linguaggio, tendono forse inconsapevolmente a imbrogliarci? Assurdo. Ma come si spiega che tutti assieme, quelli locali e quelli nazionali, prendano lo stesso difetto, o se volete la medesima caratteristica linguistica? Si imitano soltanto, come le pecore, o c’è il burattinaio ?

Esisterà di sicuro un esperto a darci una intelligente risposta.



Vittorio Riccadonna


Per similitudine vedere:
questo sito / archivio / marzo 2011 :
“Il significato latente”





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