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Torneo Spensley:………un'emozione che si rinnova [versione stampabile Pagina Stampabile]



Si è chiusa felicemente anche la dodicesima edizione. Si parla del Torneo Internazionale giovanile di calcio James SPENSLEY – COPPA Giuseppe PICCARDO manifestazione ideata in occasione della celebrazione del centenario di fondazione del Genoa e di vita del calcio in Italia.

Il torneo inizialmente è stato intitolato a James SPENSLEY un bravo medico inglese, giunto a Genova per conto dei Lloyd’s per effettuare visite e controlli medici ai marinai delle navi inglesi o comunque assicurate presso quei famosi assicuratori.

SPENSLEY al di là della sua professione,  ebbe tanti meriti sia nel campo dello sport (introduzione del calcio in Italia e fondazione del Genoa) in quello sociale (curava gratuitamente i malati delle famiglie povere dei caruggi) e nel civile (introduzione in Italia dello scoutismo).
Spensley morì nella prima guerra mondiale a seguito delle ferite riportate dopo essere uscito dalla trincea per curare un soldato nemico e la sua tomba è stata di recente ritrovata da alcuni intraprendenti tifosi rossoblu nel cimitero militare inglese nel centro della Germania presso il castello di Magonza.

Oltre a SPENSLEY, da un po’ di anni il Torneo ricorda anche la figura del Dr. Giuseppe PICCARDO, altro medico importante nella storia del Genoa, per anni Presidente della FIGC regionale settore giovanile e scolastico, grande figura di sportivo e grande amico del Torneo, oltre che tifosissimo del GENOA di cui, come molti ricorderanno, è stato anche medico sociale.

Dodici anni non sono pochi eppure pare ieri quando siamo partiti, si parlo del sottoscritto e degli altri amici del Comitato Organizzatore, un bel team di matti e sognatori e soprattutto malati del Grifone a cominciare da Pippo Spagnolo, giustamente definito il papà dello Spensley.

Quante storie ed aneddoti da raccontare, quanti problemi, quante difficoltà superate, quanti personaggi  incontrati, alcuni si sono allontanati, quanti nuovi amici……...

Il nocciolo duro del team, gli irriducibili, è rimasto, magari ridotto all’osso, ma credetemi con l’entusiasmo della prima ora.
A parte però questa piccolissima auto-celebrazione, vorrei dedicare quest’articolo, scritto a caldo, subito dopo la conclusione della 12 edizione, per mettere nel giusto risalto uno degli aspetti più significativi e qualificanti che il Torneo Spensley porta con se, si parlo proprio di quel piccolo/grande miracolo che ogni anno realizzano le famiglie genovesi e, com’è facile immaginare, ancora di più le madri dei ragazzi delle squadre di Genova e della Liguria che partecipano al Torneo e cioè il rispetto dell’impegno di dare per 4 giorni ospitalità ai  ragazzi provenienti da fuori.

Un “fuori” che vuol dire ed ha voluto dire USA (per ben due edizioni), Algeria, Norvegia, Giordania (nel 2003 con una squadra mista formata da ragazzi palestinesi ed israeliani) e poi i francesi guidati dal grande Emilio, i tedeschi, gli spagnoli (a cominciare da quelli prestigiosi del Barcellona, del Real Club Espagnol di Barcellona, i ragazzi della Repubblica Ceca, gli slovacchi, gli svizzeri, i croati, i serbi, gli inglesi, gli amici della Repubblica di S.Marino sempre presenti dal 1993.

Di “fuori” sono anche il Lecce, prestigiosa squadra di serie A vincitrice delle ultime due edizioni (lo scorso anno ex equo col Genoa), e, per diverse edizioni, la Romulea squadra importante del settore giovanile della Capitale.

Non è un caso che in più di un’occasione i giornali hanno  parlato di mundialito del calcio giovanile (età massima dei partecipanti 13 anni).
Bene in questi 12 anni di vita la prima vincitrice del Torneo è sempre stata, alla grande, l’accoglienza che Genova, grazie alle famiglie ospitanti, alle mamme, ha saputo sempre offrire ai ragazzi “foresti”.
Sia chiaro che nessuno e perfetto, e qui ora parlo di noi dell’organizzazione, ci si sforza di fare e prima ancora di pensare a tutto, anche all’acqua per i ragazzi accaldati, tanto per fare un esempio, ma sicuramente ci saranno state pecche, disguidi, incomprensioni, errori, spero e credo mai gravi, insomma voglio dire che chi non fa non falla, non ci piove, anche se sempre si cerca di far tesoro delle esperienze e ci si sforza di migliorare e non ripetere gli errori.

Bene chi sempre, dico sempre, ha raggiunto l’eccellenza sono state le famiglie che hanno ospitato i ragazzi, con una disponibilità, una pazienza, ma soprattutto con un affetto vero, con un trasporto sincero, con la responsabilità di avere presso di loro il figlio di un’altra mamma come loro ed un nuovo amico del proprio ragazzo: in questo modo semplice e, diciamolo con orgoglio tutto genovese (sono i fatti che parlano), loro hanno sempre vinto, peccato che non possiate esserci quando, finito il Torneo, i ragazzi partono, lasciamo stare per non cadere nel patetico lacrimuccie ed altro, basta leggere negli occhi dei ragazzi e capire che chi sale sul bus vorrebbe che questa esperienza potesse protrarsi ancora, qualche minuto, qualche ora, qualche giorno………..

Per non dire poi, anzi dire di tutti i regali, specie per i ragazzi provenienti dai paesi meno ricchi, davvero questi ragazzi vengono “riempiti” di cose, che non sanno più dove metterle e che sorrisi……..
Genova deve essere davvero grata a tutte le mamme dello Spensley, e su dai anche ai papà, perché grazie a loro in giro per l’Europa e per il mondo ogni anno parte un grande messaggio di gioia e di serenità e Genova resterà sempre nei cuori di tutti i ragazzi ospitati come uno dei ricordi più gradevoli e gioiosi della loro vita.

Vogliamo scommettere che la maggior parte di loro una volta uomini vorranno tornare per rivedere questi posti e rivivere con il loro cari i dolci ricordi che questa città e la sua gente hanno regalato loro da ragazzini, magari imberbi, timidi e con qualche apprensione.
Ma come sempre chi molto da anche molto riceve.

Non a caso sottolineo questo aspetto perché è davvero un grande regalo che le famiglie ospitanti si fanno e soprattutto fanno ai loro figli consentendo loro di unire all’esperienza sportiva non comune di confrontarsi calcisticamente con giocatori stranieri di pari età, ma di assoluto livello, anche quella forse anche più importante, di venire a contatto con ragazzi molto diversi, a volte anche nel colore della pelle, con i quali stare insieme, ridere, scherzare, fraternizzare, insegnare qualcosa e qualcosa imparare e, spesso, ricevere l’invito per visitare paesi lontani dove l’ospitalità verrà ricambiata.
Questa è davvero l’aspetto più rilevante e significativo del Torneo.
A volte ci sono state squadre che sono costrette a rinunciare allo Spensley perché alcune famiglie temono di non essere in grado di garantire al meglio l’ospitalità.

Oramai si lavora in due, il figlio spesso è affidato a nonni anziani, come pensare di aggiungere anche un altro ragazzo, a volte c’è solo la madre, o solo il padre e non sanno che pesci prendere. Certo che in queste situazioni è difficile e sicuramente questi genitori sono i primi a rammaricarsi per non poter offrire ai loro figlioli la possibilità di godere di questa gran bella esperienza.

Qualche volta, forse, prevalgono timidezze, o manca quel minimo spirito di adattamento e di sacrificio e magari anche quel po’ di spirito d’avventura, il timore di mettersi alla prova, quattro notti e tre giorni sono tanti e pochi, peccato davvero per chi finisce per rinunciare perché chi vince tutte queste remore ed accetta con coraggio ed entusiasmo non se ne è mai pentito, anzi!
La conclusione è dunque il grandissimo GRAZIE a tutti i ragazzi, ed alle loro famiglie, che hanno partecipato al Torneo, quest’anno e negli anni precedenti, contribuendo a scrivere con noi  tutti i bellissimi capitoli della prestigiosa storia del Torneo SPENSLEY.

Non può mancare il più sentito ringraziamento anche a GENOADOMANI, che ha seguito la manifestazione in maniera splendida.

Ragazzi, parlo agli amici della redazione, so che con l’avvio del sito Vi sono arrivati messaggi da tutto il mondo, sappiate anche  che durante lo SPENSLEY Vi hanno letto in tutti i quartieri di  Genova interessati alla manifestazione e da Levanto, ma anche da Parigi, a San Marino, in Giordania, in Spagna a Belgrado a  Lecce)  e che molti qui e laggiù si sono già stampate le bellissime foto a colori dei loro ragazzi ed i Vostri bei servizi sulle gare.

Per questi giovani calciatori, grazie a voi, è il primo momento di una meritata notorietà; sono però certo che questo Torneo è stato e sarà un gran bel “traino” per il nostro sito: già, come sempre,…… chi molto da molto riceve!

Chiudo con  l’invito a tutte le famiglie dei ragazzi genovesi e liguri che ora hanno 12 e 11 anni affinché si preparino sin d’ora per la 13^ edizione che si terrà nel settembre 2005 dove, ci auguriamo ci possa essere anche la tradizionale finale giocata sul prato dello Stadio Luigi Ferraris in occasione della prima partita casalinga del Genoa nel prossimo campionato: in quale serie?
Non diciamolo solo per scaramanzia.

Mamme, papà, genovesi dai organizzateVi, fate un piccolo sacrificio, pochi giorni di ferie e farete un gran bel regalo ai Vostri ragazzi ed a Voi stessi: parola di genoano!

Giancarlo Rabacchi

  

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